C’è una cosa che tutti sanno quando si parla di vino: le tre grandi categorie sono rosso, bianco e rosé, e ognuna ha un colore diverso. E anche all’interno di questi gruppi principali esistono molte variazioni di tonalità: un vino bianco può avere una lieve sfumatura giallo-verde, un colore paglierino chiaro, un riflesso dorato o persino una tonalità brunastra; mentre i rossi possono andare da un rosso chiaro a un intenso rosso violaceo scuro, fino a una sfumatura marrone-aranciata nei vini più maturi. Quanto ai rosé, possono variare dal salmone tenue al magenta. Ma che cosa dà esattamente al vino il suo colore? Continui a leggere per scoprirlo!
La risposta è semplice: tutto dipende dalle bucce! I pigmenti si trovano nella buccia dell’uva, non nel succo; per questo il colore del vino dipende dal processo di vinificazione e da quanto a lungo il mosto resta a contatto con le bucce. Alcuni potrebbero pensare che le uve nere (quelle da vino rosso) abbiano un succo rosso, ma in realtà quasi tutte le uve nere hanno un succo limpido, proprio come le uve bianche. La vinificazione dei rossi si basa semplicemente sulla fermentazione a contatto con le bucce, così da estrarre colore, tannini e altri composti. I vini bianchi, invece, vengono pressati prima per estrarre il succo, che viene separato immediatamente dalle bucce. Ed è proprio questa la grande differenza.
Tutto dipende da come il produttore lavora l’uva: lo Champagne ne è l’esempio perfetto. Due dei principali vitigni utilizzati per produrre Champagne sono Pinot Noir e Pinot Meunier — entrambi vitigni a bacca nera. Il succo viene separato dalle bucce molto presto nel processo, senza estrarre colore. Per esempio, quello che chiamiamo “Blanc de Noirs” è uno Champagne bianco prodotto con uve rosse; al contrario di “Blanc de Blancs”, un bianco ottenuto da uve bianche.
Naturalmente, quando il succo di uve rosse resta a contatto con le bucce solo per poco tempo, si ottiene il rosé così come lo conosciamo.
Salute!